Nuovo Vitigno Pugnitello
All’interno delle attività di ricerca scientifica della Agricola San Felice, già dal 1987 l’Università di Firenze ha proceduto alla raccolta del patrimonio varietale viticolo toscano, con l’intento di salvaguardia dal rischio di estinzione, patrimonio che venne quindi impiantato in un vigneto sperimentale del Vitiarium.
Si trattava di circa 270 vitigni, prevalentemente a bacca rossa, le cui uve di maggior interesse San Felice ha poi provveduto con processi di microvinificazione in purezza, a testare ed analizzare. Tra queste, una vera scoperta è stato proprio il Pugnitello, così denominato perché i suoi grappoli assomigliano ad un piccolo pugno; a partire da queste analisi si è valutato di metterne a dimora alcuni ettari per una conferma su basi più ampie.
Dopo anni di ricerca in vigna, il Pugnitello ha confermato le virtù di potenziale protagonista tra i vini toscani:
un rosso di corpo ampio e ben strutturato, con tannini molto morbidi ed aroma di notevole complessità. Il successo
è confermato da diversi riconoscimenti anche istituzionali: nel 2002 il Ministero dell’Agricoltura colloca il
Il Pugnitello ha suscitato già un grande interesse da parte della stampa specializzata, che riconosce come possa costituire una soluzione per la valorizzazione del Sangiovese che concilia il punto di vista dei puristi dei vitigni italiani con quello dei fauturi dei cosiddetti vitigni internazionali (Merlot e Cabernet in testa), dimostrando che questi ultimi possono essere sostituiti degnamente dalle varietà locali, qual è il Pugnitello appunto.
Come molte storie di successo, la spinta verso il nuovo, verso il “Chianti Classico di terza generazione”, sembra venire dal passato: da un vitigno autoctono riscoperto e valorizzato da Agricola San Felice attraverso una lunga esperienza di ricerca e sperimentazione sul campo.
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