A SAN FELICE I 17 PIONIERI DEI SUPERTUSCANS
Dal Vigorello ai giorni nostri: la rinascita del vino toscano è passata di qua
Agricola San Felice, 30 marzo 2008. Le mani dei sommelier non tremano mai ma questa volta l’emozione è tangibile: nei bicchieri si versa pura storia del vino toscano e il punto di partenza è Vigorello, quel vino che oggi compie quarant’anni e che per festeggiarsi ha invitato a casa un po’ di vecchi “amici”. In ordine di nascita (dal 1971 fino all’83): Tignanello, Le Pergole Torte, La Corte, I Sodi di S. Niccolò, Cepparello, Sammarco, Sangioveto, Camartina, Concerto, Flaccianello della Pieve, Cabreo il Borgo, La Gioia, Nemo, Bruno di Rocca, Fontalloro, Percarlo.
Sono loro i pionieri dei Supertuscan del Chianti Classico, quelli che hanno intuito la potenza rivoluzionaria di questa nuova visione del vino che ha dato il LA al successo del rosso toscano nel mondo.
Oggi Supertuscan è una sostantivo entrato nel linguaggio comune e indica quei vini spesso al vertice della produzione aziendale ma fuori dalle singole denominazioni. Ma quando sono nati esattamente e perché?
“Nel 1968 “ risponde Leonardo Bellaccini, enologo di San Felice, “fu prodotta a San Felice la prima annata di Vigorello, antesignano dei Supertuscan del Chianti Classico. Fu una delle più felici intuizioni di Enzo Morganti che di San Felice è stato l’anima trascinante per molti anni… L’idea gli venne per esaltare quel Sangiovese che amava tanto e che nel Chianti Classico di quegli anni era costretto a convivere con altri vitigni…”
Ad animare la tavola rotonda seguita alla degustazione, che ha visto prima una sfilata di annate storiche degli anni ’80 e poi una rigorosa orizzontale del 2001, c’erano i rispettivi produttori e gli enologi che quei vini hanno creato, l’insostituibile Enoteca Pinchiorri e ovviamente un piccolo pool di esperti del vino chiamati dall’Italia e dall’Europa. A tirare le fila Marco Pallanti Presidente del Consorzio Vino Chianti Classico.
“Una riflessione dal passato al presente, fino a spingere lo sguardo il più lontano possibile” commenta Alessandro Marchionne Direttore Generale dell’Agricola San Felice “ecco quello che abbiamo voluto fare a proposito del fenomeno Supertuscans che resta tra i protagonisti dell’economia toscana”. Nei bicchieri è apparso chiaro che ieri come oggi è il territorio a vincere e che si deve far riconoscere sempre di più con un uso sapiente ma non prevalente delle pratiche enologiche. Un uso che ne esalti l’eterogeneità dei suoli, le altitudini, le varietà,
Aggiunge Marchionne: “per riuscire a fare sistema in una terra ricca di personalità, di passioni e di qualità come la nostra le parole chiave sono tre: ricerca, territorio e mercato e se le idee crescono come le viti… spero che ieri si siano gettati buoni semi”.
